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Monday, January 26, 2004
Riceviamo due contributi dell'insegnante Claudia Fanti, di Bologna, e li pubblichiamo volentieri.
D.F,
www.riformadellascuola.tk
UN FUTURO DI INNOVAZIONE-SPERIMENTAZIONE
ALL’ INCONTRARIO:
il “nostro far scuola” come proposta “sperimentale” da inserire nei P.O.F.
Non è della scuola passata che molti di noi avevano nostalgia, ma di quella sognata, sperata, attesa, immaginata, fortemente voluta, agognata…
E’ quella scuola ideale in cui crediamo che tante/i fa muovere e andare avanti e parlare e discutere e studiare e ascoltare…nei locali ristretti di un retrobottega, nelle aule, nelle piazze, nelle stanze di casa, ovunque purché si possa esistere e si possa proporre qualcosa che sia veramente sensato e utile alla persona.
Gli attuali padroni del vapore ci dicono che nulla cambierà, che le risorse impegnate per l’istruzione sono aumentate, che le famiglie saranno ascoltate e avranno voce in capitolo per operare autonome scelte nel campo delle materie opzionali, che la scuola da loro disegnata apre tante possibilità per i giovani…D’altra parte cosa potrebbero controbattere alla marea di dissenso che li sta sommergendo? Chi non si affretta a difendersi, anche perdendo il senso delle proprie parole, quando si sente attaccato?
Allora bisognerebbe fare l’ennesimo “eroico” sforzo alzando lo sguardo oltre di loro, cominciando da subito a pretendere nella realtà delle commissioni, dei collegi, dei consigli di circolo, delle assemblee di classe e interclasse… ovunque operiamo, che ogni scuola in cui lavoriamo possa restare il luogo dei valori di e per tutte/i, di categorie essenziali: saperi condivisi, uguaglianza di accesso alle proposte didattiche, cultura della collaborazione, sereno confronto educativo e didattico alla pari, un luogo in cui non alberghino la fretta, la divisione delle classi, la corsa ai laboratori per far cose purché si facciano cose, la rincorsa alle proposte più bizzarre, anche se appetibili.
Proponiamo alle Dirigenze di ogni scuola di fare “sperimentazione” o “innovazione” (ormai all’incontrario!), sfruttando ogni minimo aggancio legale, proprio riproponendoci con il nostro modo di insegnare e il nostro modo di lavorare con orari paritari, con la classe che resti un unico grande laboratorio in cui tutte/i bambine/i si confrontano e fanno scoperte, nessuna/o escluso. Insistiamo, come la goccia che scava la pietra, per non essere passivi esecutori del “nuovo” che avanza.
Certo, chiediamo aiuto e diamo aiuto ai Sindacati, alle Associazioni professionali di cui facciamo parte, senza attenderci però che tutte/i le/i nostre/i colleghe/i siano concordi nel “muoversi” in qualche modo: l’Italia presenta diversi gradi di accettazione o ribellione a ciò che sta per essere applicato nella scuola. Ricordiamocelo. Non tutte/i vogliono faticare per resistere. Alcune/i potrebbero trovare appetibile diventare “tutor” o “labor”. Alcune/i potrebbero ritenere che la scuola del futuro sia meno stancante perché delega ad alcuni molte responsabilità…e via dicendo…
Sono convinta che, nella generalità, le/gli insegnanti non amino questa riforma per motivi didatticamente e pedagogicamente molto validi, ma noi sappiamo bene quanto sia dura resistere nella realtà quotidiana, giorno per giorno alle sollecitazioni delle richieste esterne.
Molte/i mollano per stanchezza, per sopravvivere o per quieto vivere.
Comunque a tutte/i restano, oltre agli scioperi sacrosanti, oltre alle forme di resistenza che mi piacerebbero anche diverse dalle solite, magari più “utili” e più “vicine” al sentire delle famiglie e della società civile, la competenza nelle relazioni e l’abitudine alla condivisione con le/ colleghe/i, per cui non credo possibile possano cadere tutte le buone pratiche che si sono messe in atto collaborando alla pari (ormai da tempo immemorabile) nelle aule.
Coinvolgiamo poi le famiglie “vecchie” e “nuove” (quelle dei nuovi iscritti) insieme, per esaminare i motivi che ci portano a resistere, nell’organizzazione e nella didattica, a questo assurdo e immeritato ribaltamento dei nostri principi metodologici, filosofici, pedagogici…Chiamiamole a raccolta e spieghiamo loro, meglio e di più di quanto non abbiamo già fatto, la validità delle nostre scelte pedagogiche e organizzative. Non abbandoniamole al loro destino nella scelta che dovranno compiere sia per gli anticipi, sia per le opzioni di orario e di attività…
Restiamo saldi a pensare alla realtà attuale delle bambine e dei bambini che ci troviamo e ci troveremo ad affrontare, al loro bisogno di tranquillità, di ritrovarsi in uno spazio comune, di ritrovare le loro cose al proprio posto, di ritrovare i loro pensieri enunciati a metà un giorno, anche il giorno successivo nella loro aula laboratorio di attività e idee condiviso minuto dopo minuto e sempre con le/i loro compagne/i; chiediamo a viva voce un tempo disteso che non sia riempito di un mare di obiettivi irraggiungibili: facciamolo per mezzo dei progetti a cui siamo abituati da tempo, riscriviamo dei P.O.F in cui affermeremo l’assoluta necessità di attività seguite da tutte/i le bambine/i. Battiamoci per sostenere ciò che soltanto noi sappiamo con concreta e comprovata certezza e cioè che non esistono tali differenze, costituzionali, genetiche, che giustifichino, nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare, ma anche dopo, attività da proporre come opzionali!
Diciamo chiaro e forte, all’atto delle iscrizioni, quando ci troveremo a impostare la scuola del prossimo disgraziatissimo e sicuramente faticosissimo anno, che i percorsi metodologici e didattici saranno gli stessi per tutte/i e che sarà
all’interno di quelli che le/gli insegnanti costantemente rimodelleranno le proprie modalità di insegnamento facendo uso di tutte le strategie possibili per esaltare i diversi stili di apprendimento di ogni bambina/o. Infatti sarà con le famiglie che noi dovremo stringere un’alleanza che le convinca della bontà dei nostri obiettivi pedagogici e organizzativi e dell’opportunità di non frammentare le attività di apprendimento.
Inoltre, certo sarà difficile ottenere per tutte/i le/gli insegnanti il ruolo di tutor, ma sarà quello che si dovrà chiedere di fare in autonomia…sarà quello che dovremo pretendere (stringendoci ancora più forte nei team e nei collegi), perché ognuna/o di noi è sempre stata/o tutor dentro le classi e presso le famiglie: dovremo presentare ai dirigenti chiare proposte in tal senso da inserire nei P.O.F di ogni istituzione scolastica.
Dovremmo poi abbandonare ogni velleità di differenziazione di carriera, rammentando che nessuno regalerà pezzetti di cielo ad alcuno per niente in cambio: l’adesione totale alla nuova organizzazione sicuramente verrà premiata in un qualche modo.
25 gennaio 04
Claudia Fanti
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Solitudini in cerca di firma d’autore…
Carriera? Valutazione?…
“Cose” che vorrebbero chiamarsi riforme, decreti e decreti “incomprensibili”, aumenti di prezzo indiscriminato che si fanno eco…Ora vorremmo differenziazioni stipendiali in base alla carriera?! Che soluzione alta e giusta ai problemi di questa società, ai problemi della dispersione giovanile! E’ questo il nocciolo della rimotivazione professionale?
Noi, semplici e umili cittadini di un mondo impazzito per quattro euro, vogliamo continuare a prendere su sorrisi di politici, ammiccamenti di associazioni, spiegazioni di quotidiani che un giorno si schierano di qua e uno di là…? Vogliamo veramente credere alla buona fede di chi ci propina la giustezza della differenziazione retributiva?
Siamo di fronte alla questione delle televisioni, a quella della scuola pubblica senza risorse, a una sanità che rischia di diventare “salute” per i ricchi,…e noi ad arrabattarci per confrontarci nel nostro piccolo mondo di persone che credono di aver qualche voce in capitolo…
Ma quando mai l’abbiamo avuta?!
E non contano le manifestazioni, le invettive, le lusinghe, non contano nulla o…quasi…e siamo qui tra una tragedia e l’altra, dai terremoti alle disgrazie più o meno artificiali, quelle prodotte dagli uomini, per intenderci, quelle che volontariamente o involontariamente per “guasti tecnici”, capitano e fanno morire, come le mosche, le persone identiche a ognuno di noi piccoli mortali senza arte né parte!
E noi a chiederci nei nostri micromondi se vale la pena fare una mossa piuttosto che un’altra senza renderci conto che le nostre pensate valgono meno di zero!
Quando la capiremo che non è confliggendo, nel piccolo, col vicino di casa nella riunione condominiale, con il collega o con i colleghi virtuali, che risolveremo la nostra condizione, non è fra noi e per noi che dobbiamo confliggere bensì con il nemico più grande…il potere e chi ce l’ha…il potere di chi tramortisce ogni attimo i nostri gusti, le nostre preferenze, la nostra cultura, quella con la C maiuscola, quella fatta di ascolto, pietà, comprensione per la diversità, solidarietà…come si fa a non accorgersi che il mondo del potere va nella direzione del volerci dividere, del volerci far sentire inadeguati alle sfide della modernità per poi succhiarci il midollo?!
Non che “prima” sia meglio di “ora”, non che il passato sia culla di verità…però…però…qualcosa di bello e buono lo stiamo perdendo irrimediabilmente…a chi non è più giovane, oppure a qualche giovane che sa ascoltare i racconti, forse sarà capitato di pensare che soltanto 40 anni fa, quando non c’era la televisione in ogni casa, le persone facevano la veglia per le strade chiacchierando di vita, della vita tutta…di quella del giorno, ma anche di politica…ogni sera, in ogni città e paese, si formavano piccoli parlamenti da marciapiede, in cui ognuno poteva sentirsi vicino o lontano guardando l’altro negli occhi, quelli sì sempre vicini…si litigava, si faceva la pace, si provavano, sul campo delle relazioni reali, in diretta, le proprie argomentazioni…poi c’era chi la politica la faceva per davvero, nelle sedi di partito sotto casa, c’era chi al sindacato andava per davvero, a quel sindacato amato che si identificava con un volto conosciuto, una persona di fiducia che mai e poi mai avrebbe fatto o detto cose per deludere, pena l’isolamento…c’era chi parlava con chi faceva politica per sollecitare, indirizzare e, se anche la politica non la “agiva” di persona, la delegava a qualcuno molto vicino, noto, arcinoto del quartiere…
Le problematiche di una categoria erano quelle per cui lottare tutti insieme a partire dalle strade della propria città…le malattie del vicino di casa colpivano come fossero quelle di un caro parente, le difficoltà esistenziali erano discusse, condivise, partecipate…la democrazia, la solidarietà così come i conflitti erano di casa, sotto casa…oggi c’è la televisione che “ci” guarda tutte le sere, testimoni passivi degli orrori…oggi abbiamo questo mezzo, il computer, che ci dà l’illusione di non essere sole/i perché possiamo scambiare parole scritte con chi ci è lontano di fatto e, per comodità o pigrizia, a volte anche con chi ci sta molto vicino, ma in realtà siamo assolutamente “circoscritti”, come avessimo intorno a noi un campo magico non oltrepassabile; infatti, le idee, più che scambiate, sono enunciate…non è la stessa cosa…fa tristezza, eppure è l’unico modo che abbiamo per fare la veglia, quella di ormai antica memoria.
Tuttavia non esiste possibilità di riscatto professionale, umano, relazionale…se non facciamo nostri i principi dell’amore, dell’attenzione, della conversazione, dell’affabulazione sapiente nel lavoro, nel quotidiano, nel nostro andare per le strade della vita, della città intesa come luogo della civiltà! Cosa ci attendiamo da un mondo all’americana, nel senso deteriore del termine, che dà di più a chi produce di più, che poi non è neanche vero, è semplicemente un dare di più a chi si adegua di più alla “costruzione” politica del momento…
Vogliamo a tutti i costi credere alla bontà dei decisionisti politici, a quella di un Presidente della Repubblica che ci fa da padre, a quella di chi indirizza i nostri pensieri e le nostre azioni politiche di ogni giorno con proposte preconfezionate a cui noi non abbiamo assolutamente mai pensato e che non riteniamo risolutive?
Vogliamo soccombere ai terremoti del pensiero prima di soccombere a quelli naturali che pure potrebbero distruggere noi e le nostre famiglie come avviene in ogni frazione di secondo sul pianeta?
Ma perché ci facciamo gli auguri di buon natale che ci piacciono tanto e poi non riusciamo a convivere nel segno della fratellanza e dell’uguaglianza neppure in quegli antichi e anche antiquati edifici scolastici in cui ci troviamo per caso a lavorare?
Ma cos’è che ci fa pensare che “la mia opera” sia migliore di quella di un altro, che l’altro sia sempre un paria o quasi, che il nostro pensiero e il nostro agire “valgano” di più?
Perché non riusciamo a stare con gli occhi aperti e a spendere le energie intellettive per ciò che “vale”, lasciando perdere ciò
che non “vale” la pena, perché ci lasciamo depistare dalle sirene di chi ci vorrebbe promettere uno schifo di pezzo di cielo più azzurro di quello di un altro?
Che senso ha percorrere strade già percorse e non risolutive, quando invece le strade della collaborazione e della condivisione porterebbero maggiori benefici a ognuna/o di noi? Come è possibile ancora pensare che la selezione, la valutazione del merito, la carriera siano la soluzione ai problemi della professione di insegnante?
Che cos’è un insegnante?
Che ruolo occupa nella società?
Quali sono i suoi punti di forza all’interno del consorzio umano?
Quali aspirazioni ha?
Quali aggiornamenti e quale formazione dovrebbe affrontare per insegnare?
Che cosa significa insegnare?
Cerco di pensare a risposte che possano contenere le parole “fare carriera”, “differenziazione”, “produrre qualità”…non trovo nulla…penso soltanto al rapporto insegnamento-apprendimento, persona-persona, persone-persone, educazione-istruzione…rifletto su fine, scopo, obiettivo dell’insegnare ad apprendere, metodologie, strategie, didattica, sensibilità, conoscenza che si arricchisce nei rapporti col mondo della cultura e delle relazioni…penso, ma non riesco a vedere il nesso con carriera e differenziazione…
Ritengo come sempre, come pensavo anche nel passato, quando ero studentessa o nei primi anni di insegnamento, che la questione
dell’acquisire prestigio e arricchimento professionale, per chi vuole chiamarsi insegnante e non altro, sia certamente da affrontare per non lasciare nella solitudine schiere di docenti giovani e meno giovani, ma sia legata non a meccanismi di “controllo”, che pure già esisterebbero se correttamente applicati, bensì a un nuovo modo di intendere la scuola e di “costruirla” (anche per mezzo di vere riforme future e rivendicazioni sindacali tese a tale “costruzione”) come un “luogo” in cui sia possibile vivere la professione nel confronto con le persone dei colleghi e con le teorie didattiche e pedagogiche sempre in divenire, un luogo che preveda l’incontro fra professionisti-docenti con uno stesso ruolo, cioè quello di far crescere le intelligenze e le sensibilità di insegnanti e alunni…Cosa c’entra la differenziazione con questo? Cosa c’entra la valutazione da parte dei presidi o di qualcun altro con l’insegnamento? Credo che l’instaurare meccanismi di “controllo” sul lavoro di una categoria su un’altra non abbia niente a che vedere con lo sviluppare una professionalità forte diretta unicamente a raggiungere ciò per cui è stata pensata: l’insegnamento, punto e basta.
C’è poi la questione del consentire il far “carriera” nel settore
dell’organizzazione scolastica fuori delle classi: ebbene, chi vuol fare questo tipo di “carriera” la faccia, ma poi non pensi di essere un insegnante, o “più” di un insegnante, pensi di essere qualcosa d’altro, qualcosa che prima non era, e, se questa “rinuncia” alla docenza era lo scopo della sua vita professionale, ne sia contento! Nessun buon professore o maestro lo biasimerà, semplicemente non lo “riconoscerà” più come collega, un po’ come avviene per il rigetto dal corpo umano di elementi validissimi in sé per sé, ma incompatibili con esso. “Incompatibili”, soprattutto se incentivati economicamente per il solo fatto di essere diventati un qualcosa di diverso dal corpo docente che li aveva prima in seno!
Carriera non ha niente a che vedere con insegnamento, con il creare un clima proficuo di collaborazione in cui tutti possano finalmente studiare e approfondire le tematiche urgenti da affrontare dentro le classi e con ogni persona intesa come “per se unum”… cosa ha a che vedere la carriera con la didattica viva e con la socializzazione delle esperienze positive?
Ho l’impressione che, come spesso capita nel nostro mondo sommerso dalla burocrazia, si abbia bisogno di qualche “protesi” certificativa per creare in qualche modo l’illusione nell’utenza che c’è qualcuno il quale controlla qualcun altro e che la scuola, “per crescere”, per cambiare, di questo avesse bisogno…niente di più assurdo: la scuola, per cambiare in meglio, ha bisogno di ridare a cesare ciò che è di cesare! Ha bisogno di insegnanti che vogliano essere insegnanti per il gusto di esserlo! In verità, i docenti devono essere messi nella condizione di diventare tutti insieme una comunità che pensa insieme ai modi di insegnare, ai modi di relazionarsi con gli alunni e con le loro famiglie, dalle materne all’università…
Chi, quando e come dovrebbe decidere per noi stessi, per ognuna/o di noi che negli anni abbiamo dato ciò che abbiamo potuto e anche di più…per ognuno di noi che ha sostenuto sé e gli altri da sé, non solo alunne e alunni, ma anche colleghe e colleghi in difficoltà senza riscuotere alcun beneficio, semplicemente perché lo si riteneva giusto e utile a tutta la vita della scuola oltre che ai rapporti umani?
Chi l’ha detto che un sistema di “ricompense” diversificate rafforzerebbe la nostra professione?
Chi è sicuro che le mele marce verranno gettate nella spazzatura? Chi sono le mele marce? Come si fa a non accorgersi di quanto sia tutto aleatorio, transeunte, mutevole nel panorama umano dei valori del più e del meno?
Cosa veramente vale se non la capacità di capire che valgono soltanto la pietas e l’apertura della porta della propria professionalità a quella delle altre e degli altri anche per incentivare e sostenere umanamente e didatticamente chi non collabora come si vorrebbe?
Ognuna/o di noi sa bene quanto tutto sia estremamente relativo, quanto tutto sia di passaggio…in ogni campo umano assistiamo quotidianamente alle affermazioni e alle successive smentite delle stesse, ai balletti inverecondi di idee nel nome della democrazia e ormai non ci scandalizziamo neppure più, prendendo per buono tutto e il contrario di tutto, gioendo il giorno dopo per ciò che il giorno prima ci aveva quasi indotto al pianto, celando a noi stessi le verità, eludendole per non soffrire della meschinità di certa politica e degli uomini che vi sono coinvolti…allora perché non stringere un patto di alleanza fra “piccoli”? Perché non porgere la mano e la mente al nostro lavoro e a chi lo fa accanto a noi…almeno in quel piccolo mondo che abitiamo ogni giorno, perché non desiderare la pace e la collaborazione alla pari?!
Non vorrei che, per alcuni, il chiedere con insistenza e convinzione di essere valutati in qualche modo fosse dettato dal bisogno di avere sulle proprie solitudini professionali una qualche firma d’autore…a che servirebbe?
1 gennaio 2004
Claudia Fanti
posted by Redazione
1:54 PM
Riceviamo e volentieri trasmettiamo.
D.F
www.riformadellascuola.tk
UNA LETTERA IMPORTANTE PER TUTTI I GENITORI
Invio il testo della mozione proposta da Genitori Attivi per la Scuola Pubblica, e fatta propria dal Tavolo Bolognese per la Scuola Pubblica (iniziativa cui partecipano i principali sindacati della scuola, associazioni di genitori e insegnanti, comitati e movimenti per la Scuola Pubblica).
Sarebbe estremamente significativo se la mozione fosse presentata congiuntamente, da genitori, insegnanti, personale ATA, in tutti i Consigli d’Istituto e di Circolo di Bologna e Provincia
La mozione, indipendentemente dall'approvazione del decreto
- stigmatizza la metodologia adottata per gestire le iscrizioni,- ribadisce i diritti delle famiglie ad essere informate compiutamente e a scegliere modelli scolastici normati dalle leggi vigenti e dettagliati all'interno dei POF- impegna l'istituto a ritenere non vincolanti né ai fini della determinazione dell'organico, né ai fini del modello scolastico attribuito alle famiglie, scelte effettuate in assenza delle condizioni precedentemente citate.
La mozione, facendo leva sui principi dell'autonomia scolastica, conserva quindi tutta la sua validità, anche alla luce dell'approvazione del decreto.
Molti genitori, durante le iscrizioni, hanno infatti scelto modelli scolastici (corsi a tempo pieno, tempo modulo, tempo prolungato) che il decreto, a posteriori , ha abrogato.
Per molto tempo non si saprà che cosa verrà organizzato all’interno delle ore facoltative, né le modalità organizzative con cui gli Istituti gestiranno il ruolo del tutor e la trasformazione dai vecchi ai nuovi modelli.
I genitori, al momento dell’iscrizione, hanno il diritto di conoscere TUTTI i dettagli dell’offerta formativa.
Le modifiche del decreto non riguardano solo i genitori in ingresso.
Dal prossimo anno la riforma interesserà TUTTE le classi della scuola elementare e, dall’anno successivo, TUTTE le classi di scuola media.
Verrà così a cadere uno dei presupposti principali del patto tra famiglia e istituzione scolastica: il mantenimento del modello scelto al momento dell’iscrizione, per tutta la durata del corso.
In questo quadro preoccupante, riteniamo che gli Istituti debbano tutelare il diritto delle famiglie ad operare scelte consapevoli e garantire che quelle scelte verranno tradotte in un’offerta formativa coerente; il tutto all’interno dei limiti e dei poteri attribuiti dalla normativa vigente alle autonomie scolastiche e ai propri organi dirigenti.
Questo è il senso della mozione allegata, scaricabile dal sito www.pongoepeggy.it, che nei prossimi giorni verrà inviata anche a tutti i comitati spontanei nati in varie zone del paese in difesa del Tempo Pieno e prolungato.
Cordiali Saluti
Andrea Graffi
(a nome del Tavolo Bolognese per la Scuola Pubblica )
………………
COME SOPRAVVIVERE ALLE ISCRIZIONI
La circolare ministeriale n° 2/2004 relativa alle iscrizioni scolastiche ha anticipato con un atto amministrativo dei modelli organizzativi-didattici approvati dal Governo solo in una fase successiva.
Il decreto sulla scuola primaria, per altro, non descrive come verrà articolata la nuova offerta formativa di scuola dell’infanzia, scuola elementare, scuola media ma si limita a indicarne la durata oraria. Per un puntuale esame dei testi governativi (legge delega, indicazioni per i programmi, decreto, circolari) consigliamo di consultare i testi e i commenti pubblicati su www.pongoepeggy.it. Riteniamo comunque utile distribuire alcuni consigli ai genitori che, giustamente, in questo clima di incertezza e confusione , si sentono disorientati e non sanno come comportarsi.
Andrea Graffi
rete Genitori Attivi Scuola Pubblica Bologna
I NUOVI MODELLI ORARI NON SOSTITUISCONO GLI ATTUALI
Con un’abile campagna di propaganda si è cercato di far credere che i nuovi modelli di scuola sono analoghi agli attuali perché, nella loro massima estensione, offrono la stessa copertura oraria. Non è così. Da ore obbligatorie per tutti, si passa a meno ore obbligatorie e ad una parte di ore facoltative… il tempo mensa, 2 ore al giorno, non è utilizzabile per attività didattica…nelle ore facoltative ci si può avvalere di personale esterno…il tutor sconvolge l’impostazione didattica oggi paritetica etc. etc..
“Tempo Pieno” e “27+3+mensa+tutor” NON SONO LA STESSA COSA !!!
NON E’ OBBLIGATORIO INDICARE LE NUOVE OPZIONI
Una circolare amministrativa non può abrogare una legge in vigore né anticipare una legge. L’indicazione delle nuove opzioni, sia per i genitori che per le scuole, non è quindi un obbligo ma una facoltà (molti dirigenti hanno infatti deciso di non variare nulla)
SE SCEGLIETE MENO ORE….AVRETE MENO INSEGNANTI
La circolare indica chiaramente che per il calcolo degli organici si terrà conto delle scelte dei genitori sui nuovi modelli. Essendo riduttivi, in termini orari, rispetto agli attuali modelli, più verranno indicati, meno insegnanti otterrà la scuola. Nell’incertezza è meglio scegliere i modelli con maggiore copertura oraria.
SCEGLIERE I MODELLI DI SCUOLA IN VIGORE E’ UN DIRITTO DI OGNI GENITORE
La circolare indica testualmente che “La modulistica da fornire alle famiglie è quella diramata negli anni scorsi” quindi le famiglie hanno diritto di scegliere le opzioni vigenti in quella scuola (tempo pieno, t. modulo, tempo prolungato, bilinguismo, indir. Musicale etc….) . Se nel modulo non sono presenti o non sono esplicitate in modo chiaro, vanno richieste.
L’ISCRIZIONE VA FORMULATA SULLA BASE DELL’OFFERTA RIPORTATA NEL P.O.F.
Il dpr 275/99 , regolamento dell’autonomia, stabilisce che il Piano dell’Offerta Formativa è reso pubblico e consegnato agli alunni e alle famiglie all’atto dell’iscrizione”. Questo per far sì che la scelta delle famiglie sia pienamente consapevole. Ne consegue che le scuole non possono richiedere scelte vincolanti su modelli che oggi non esistono e quindi non sono inseriti nel POF.
IL GENITORE DEVE CONOSCERE I DETTAGLI DI TUTTE LE OFFERTE FORMATIVE
Chiedete cosa si farà, eventualmente, nelle ore facoltative . La risposta sarà che non è stato ancora definito. Se passa il decreto ogni scuola si attrezzerà come crede. Per le stesse ragioni del punto precedente il genitore ha diritto di sapere in modo dettagliato come verrà organizzata la didattica in TUTTE le ore occupate. NON FIRMATE CAMBIALI IN BIANCO ALLA SCUOLA !!!
LA SCUOLA NON PUO’ CAMBIARE A POSTERIORI LE SCELTE FATTE DAI GENITORI
I modelli scolastici si cambiano prima dell’iscrizione in modo che i genitori possano valutarli attentamente. Anche a decreto approvato, il genitore (già frequentante o in ingresso) ha il diritto di richiedere il rispetto delle scelte operate al momento dell’iscrizione sui modelli scolastici vigenti.
SFRUTTARE L’AUTONOMIA SCOLASTICA E GLI ORGANI COLLEGIALI
Il collegio docenti e il consiglio d’istituto sono sovrani e autonomi nel definire, rispettivamente, la progettazione didattica e le modalità organizzative di fruizione del servizio. Sono prerogative che vanno sfruttate al massimo, a prescindere dalla normativa generale a livello ministeriale
FATE VALERE I VOSTRI DIRITTI
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UNA BOZZA DI DELIBERA
Per i Consigli di Circolo e di Istituto.
Il c.d.c./c.d.i dell’Istituto/Circolo ………..nella seduta del…..
PREMESSO CHE
“(..)le iscrizioni alle sezioni della scuola dell’infanzia ed alle classi delle scuole dei diversi ordini e gradi costituiscono un adempimento di fondamentale importanza sia sotto l’aspetto amministrativo, organizzativo e gestionale, sia e soprattutto per il diretto coinvolgimento degli alunni e delle famiglie chiamati ad operare scelte significative non solo ai fini dell’accesso ai percorsi formativi e nell’ambito degli stessi, ma anche in funzione di ulteriori scelte e dell’inserimento nel mondo del lavoro”
“Nell’attuale periodo di transizione del sistema scolastico e formativo, caratterizzato da scenari in rapida trasformazione, nel quale coesistono assetti e profili consolidati, con processi di riforma in via di elaborazione o di definizione, si rende più che mai necessario svolgere un’accorta, puntuale e mirata opera di informazione, sensibilizzazione e orientamento nei confronti delle famiglie, degli allievi e di quanti, a vario titolo, nell’ambito dei rispettivi ruoli e responsabilità, sono interessati e concorrono all’annuale, delicata incombenza delle iscrizioni”
Circolare n°2 del 13 gennaio 2003
CONSIDERATO CHE
è di dubbia legittimità l’accettazione di iscrizioni sulla base di una disposizione (circolare n°2), che ha anticipato, dal punto di vista amministrativo, i contenuti di un provvedimento (decreto legislativo sul ciclo primario) divenuto legge solo in una fase successiva.
l’inesistenza di norme di attuazione, la presenza di una circolare densa di contraddizioni e di indicazioni tra loro contrastanti, l’impossibilità di articolare in modelli didattici compiuti le quote orarie proposte, pongono le istituzioni scolastiche nell’impossibilità di fornire un’offerta formativa certa e consolidata
in un simile quadro di incertezza, non è corretto scaricare sulle spalle dei dirigenti, degli organi collegiali, delle segreterie scolastiche, l’onere di definire e gestire le iscrizioni dei genitori, anche per le implicazioni sul terreno delle responsabilità giuridiche in relazione alla natura di servizio pubblico essenziale.
ESPRIME
netta contrarietà per il modo approssimato e contraddittorio con cui il ministero ha gestito la delicata fase delle iscrizioni
INOLTRE, SOTTOLINEATO CHE
nel periodo delle iscrizioni erano in vigore, unici ad essere legittimati per legge, i modelli didattici-organizzativi normati all’interno del Dl297/94 “Testo Unico sulla scuola”
il DPR 275/99, “Regolamento sull’autonomia”, stabilisce (art. 1) che “il Piano dell’Offerta Formativa è il documento fondamentale costitutivo dell'identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche ed esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa ed organizzativa che le singole scuole adottano nell'ambito della loro autonomia” e “Il Piano dell'offerta formativa è reso pubblico e consegnato agli alunni e alle famiglie all'atto dell'iscrizione”
i modelli orari indicati nella circolare n°2 e l’articolazione didattica degli stessi, non sono espressi all’interno del Piano dell’offerta Formativa”, e quindi viene meno il presupposto della libera scelta delle famiglie
RITIENE
che non si possano ritenere vincolanti né ai fini dell’iscrizione delle famiglie né ai fini delle determinazioni d’organico, scelte effettuate in un quadro d’incertezza normativa e in assenza delle dovute informazioni riguardanti l’articolazione dell’offerta formativa propria dei singoli istituti
PERTANTO IMPEGNA l’ISTITUTO
-ad adottare tutte le misure utili,
-a tutelare il diritto delle famiglie ad una corretta informazione
-a garantire il diritto delle famiglie a scegliere dei modelli didattici-organizzativi normati dalle leggi vigenti e descritti all’interno del Piano dell’Offerta Formativa dell’istituzione scolastica.
o ad evitare che le famiglie, sia quelle già iscritte sia quelle in corso d’iscrizione, vedano attribuirsi dei modelli didattici-organizzativi diversi da quelli scelti al momento dell’iscrizione.
Il tutto nel rispetto dei poteri e delle competenze attribuite dalla normativa vigente alle istituzioni scolastiche e ai rispettivi organismi dirigenti.
Il cdi/cdc delibera di approvare la seguente mozione con __ voti a favore, __ voti contrari, __ astenuti
Il cdi/ cdc delibera altresì che il presente documento venga trasmesso al ministro dell’Istruzione, al Direttore dell’ufficio scolastico Regionale , al C.S.A. , alle OO.SS nonché all’assessore alla scuola del comune, della provincia e della Regione.
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posted by Redazione
1:44 PM

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